venerdì, luglio 07, 2006

Vi aspetto su MarketingPark



E' da oggi "online" MarketingPark, un mio nuovo blog che sarà interamente dedicato al marketing ed alla comunicazione. Ci pensavo da un po', ma oggi è finalmente realtà, così sono di nuovo libera di pensare ad altro :-)
La passione irrefrenabile per la comunicazione nonchè l'atteggiamento perennemente critico (non "criticone") mi ha fatto optare per questa scelta. Il claim è "Una boccata d'aria pura nel sempre più fumoso e caotico mondo del marketing" e l'ho realizzato con l'intento di veicolare gli interventi in tema esclusivamente là, senza affollare troppo questo blog personale (che per il momento si ferma ma resterà comunque disponibile online) e dal quale scorporerò anche alcuni testi recenti. Su MarketingPark ci sarà davvero "post" per tutti, e non è solo un gioco di parole. Le teste pensanti del nuovo millennio saranno bene accette, come sempre.

mercoledì, giugno 21, 2006

Autoproduzioni



Segnalo questo ottimo video autoprodotto da Tobor Experiment, attualmente in heavy rotation su Flux e disponibile anche online qui.

Questa televisione abbaglia!

Caspita, con gli abbagli non si scherza. Si rischia di sbandare, di prendere lucciole per lanterne, di andare a sbattere, e se si sbatte ci si fa pure male.

Regola n° 1 - porre una barriera tra sè ed il mezzo tv: fisica, come gli occhiali da sole (vedi immagine a lato, eh :-) o, meglio, psicologica.

Da molto tempo, una parte importante degli italiani non si sente rappresentata nè considerata dai palinsesti televisivi, soprattutto da quelli della tv pubblica che, a fronte di un canone obbligatorio, offre uno "spettacolo" desolante (di oggi un articolo impietoso di Aldo Grasso sulle recenti vicende Rai (qui), altre volte carente (es. le poche partite acquistate per i Mondiali 2006), oppure "deficiente", come lo definì una (apparentemente) incompresa Franca Ciampi.

Esattamente un anno fa, Andrea Sparvoli (lieto di essere ospitato anche da questo blog), in un suo (come sempre) acutissimo e lucido editoriale, esprimeva rammarico e preoccupazione per questa tv allo sbando, e senza minimamente immaginare quello che sarebbe venuto fuori 12 mesi dopo perchè al peggio, si sa, non c'è mai limite.

Di recente ho visto cose che voi umani...

  • L'inquietante "dj della notte" che sussurra ai più giovani tutto lo schifo della società moderna. Suggerimenti per il tempo libero o raccomandazioni per non abbandonare la dritta via? Da interpretare.
  • Esaltazione (leggasi promozione) della chirurgia estetica a tutte le ore, per non farsi scappare alcun target di telespettatrice. Bisogna essere corazzate tanto per non farsi venire i complessi dinanzi a cotanta perfezione. Resistere al fascino del taglia e cuci diventa un'impresa. Quante ci riescono?
  • Salottini e talk show messi su solo per promuovere al ruolo di opinionisti e v.i.p. sconosciuti che faranno la fortuna di qualche impresario di nani e ballerine.

L'elenco degli orrori comincia a diventar lungo.
La vita reale mi aspetta.
Aria fresca.

(sound consigliato durante la lettura di questo post: Snoop Dogg/J. Timberlake - Signs)

venerdì, giugno 16, 2006

La pubblicità migliore? Resta il passaparola

Le campagne pubblicitarie degli ultimi anni, grazie anche ai massicci investimenti di alcuni operatori, sono state caratterizzate da "fuochi d'artificio ed effetti speciali" come non se ne erano mai visti prima: vere battaglie combattute a suon di testimonial, tormentoni, slogan.
Ed il consumatore, questo (per le aziende) sconosciuto, come vive tutto ciò?
Pare con sempre crescente distacco, disilluso e solitario nel suo invocare concretezza e rispetto delle sue aspettative.
Dinanzi ad un utente deluso non c'è spot che tenga.
Il popolo del web, in particolare, da tempo alimenta tam-tam di controinformazione per condividere esperienze e mettere in guardia da possibili raggiri o truffe legalizzate degli ultimi furbetti ancora in azione nel nostro Paese.
Un tempo si diceva che la migliore pubblicità è il passaparola. Nell'epoca della Rete non è mai stato più vero di così.

domenica, giugno 04, 2006

Stardust memories

Curare la Comunicazione di aziende di successo mi ha consentito sovente di conoscere persone e personaggi unici, e di ricevere da loro anche inaspettati e graditissimi attestati di stima.
Tra queste ricordo con piacere Mirella Clemencigh, apprezzata firma del settimanale (oggi mensile) Amica, ma soprattutto una professionista del settore moda, "coautrice" del successo di Fiorucci - praticamente un mito per me che a 19 anni studiai il brand e la sua innovativa comunicazione. Personalità dall'entusiasmo incontenibile, l'ho incontrata qui a Brescia alcuni anni fa, in una fredda serata invernale (conclusasi poi con una pantagruelica cena al centro storico) in occasione di uno dei suoi abituali "tour de force" alla ricerca di cose, eventi, persone ed idee da raccontare. Mi definì subito (e simpaticamente) un "alieno napoletano". Era accompagnata dal Direttore di Amica Fabrizio Sclavi (dalla vivacità intellettuale non comune), da una art-director newyorkese ("dirimpettaia" nientemeno che di Woody Allen - immaginate quindi gli aneddoti che potè raccontarci quella sera) e dall'eclettico fotografo Tommaso Mangiola che mi "dedicò" almeno 3 rullini!
Conversazione fiume, tante risate ed un "arrivederci" proprio sulle pagine di uno dei miei periodici preferiti, da sempre.

venerdì, maggio 12, 2006

Shooting Communication world




Dal 2000 Mlist consente a professionisti ICT, del Marketing e della Comunicazione di confrontarsi e discutere liberamente ed in modo propositivo su tutte le problematiche relative alle loro competenze nonchè sulle nuove frontiere del web e della tecnologia. La lista è ottimamente moderata da Elena Antognazza e conta migliaia di iscritti alla mail periodica.
L'archivio di Mlist è consultabile e dotato di un buon motore di ricerca interno.
Vi segnalo alcuni degli argomenti (che considero "evergreen") che ho trattato negli anni: un mio modesto e personale contributo per promuovere interessanti discussioni su tematiche hot.
Un segno dei tempi che vale davvero la pena rileggere.

venerdì, aprile 28, 2006

Un'oasi nel mondo dei media: la radio.

Piccola riflessione: se esiste un luogo ove tutto cambia affinchè tutto resti uguale (consentitemi questa citazione alla Tomasi di Lampedusa), quello è la radio.
Ve lo dice una che la radio l'ha fatta sin dalla "tenera" età di 12 anni - probabilmente in Italia sono stata anche la più giovane dj/speaker dell'epoca - e che quindi ne ha viste e vissute di cose...
Talvolta la vita porta ad occuparsi anche di altro ma si rimane sempre dj dentro, pronti ad accogliere in qualsiasi momento una nuova sfida in diretta. Le passioni non hanno mai fine.
Nel mondo dell'etere cambiano gli studi, i palinsesti, i dj forse no (da circa 25 anni i nomi che circolano da un'emittente all'altra son più o meno sempre gli stessi), i trend e gli artisti vanno e vengono eppure le modalità di realizzazione, trasmissione e fruizione di un programma rimangono inalterate nel tempo, nonostante l'ingresso di nuove tecnologie (regìa automatizzata, web streaming etc.).
Colonna sonora di tante vite, in auto, casa, ufficio, che fuoriesca da un apparecchio hi-fi o dal pc poco importa, ce n'è davvero per tutti e l'offerta non sembra affatto diminuire.
Lunga vita alla radio!

giovedì, febbraio 02, 2006

La televisione è morta, ma tutti fanno finta di niente




di Andrea Sparvoli - Direttore Responsabile del mensile MARK UP

Una sera di luglio mi sono fermato a guardare in tivù, fra un diluvio di repliche, una premiazione dove alcuni personaggi, sempre gli stessi, Conti, Costanzo, Vespa, Lasorella ecc., si intervistavano e complimentavano a vicenda con battute autoreferenziali. Mi sono chiesto: davvero qualcuno crede che la gente guardi questa roba? Era come un’allucinazione, un balletto di fantasmi provenienti da mondi dimenticati. Il programma era infarcito di spot da centinaia di migliaia di euro, che qualche investitore aveva pagato.Ho molti amici che da anni non guardano più la televisione. O, meglio, come tanti, gettano un’occhiata distratta qua e là mentre fanno altro. E voi? Da quanto tempo non vi mettete davanti al televisore per vedere qualcosa di preciso, un programma, un talk show, un varietà? Tutti dicono che i palinsesti sono terribili, i programmi disgustosi. Non per snobismo. Nessuno di noi, per nessun motivo, parla mai di programmi televisivi con amici o in occasioni sociali. Non vale più la pena parlarne.
Tutto è sceso a un livello così basso e idiota che ci si vergogna a nominarla. Possibile che nessuno se ne sia accorto? Perché questa è la cosa veramente fondamentale: la televisione ha cessato di essere un fenomeno sociale, una forma di entertainment. è diventata qualcosa di cui vergognarsi. Molti la evitano. Molti hanno cessato di nutrire verso di essa la minima forma di curiosità. La televisione non rappresenta più niente e nessuno. Non incide più sui programmi del tempo libero, né delle famiglie, né degli individui. Non interessa più nessuno se non quelli che ci lavorano e ci lucrano sopra.
A tutti gli altri “non gliene può fregare di meno”. Per anni la gente ha comprato i videoregistratori, ma solo per guardare i film in cassetta, come ora il Dvd. Conoscete qualcuno che registri qualche programma televisivo? Poi ci hanno riempito la testa con internet. Dovevano arrivare immagini da tutto il mondo. Ma solo ora la banda larga comincia a funzionare e comunque in mezza Italia non c’è. Solo qualche fanatico nel globo si scambia spezzoni di televisione da un paese all’altro. Adesso ci bombardano con le “tecnologie mobili”. Ma le uniche immagini che corrono sui telefonini sono quelle erotiche o di ragazzi ciucchi e “fumati” delle discoteche.
La televisione “on demand”? Peggio che andar di notte. Non ha mai funzionato, ma insistono a dirci che sarà la televisione del futuro. Un giorno sì e uno no arriva qualche trombone a parlarci della tivù interattiva. Ma dove? Ma quando? Anche ammesso che tutte queste meraviglie decollino, esse valgono comunque zero se nessuno le compra.
I guru delle tecnologie si riempiono la bocca con i “contenuti”. Ma se i contenuti sono orripilanti o demenziali, chi li compra? Se poi fossi in grado di accedere a film e programmi televisivi in digitale da tutto il mondo, selezionando ciò che m’interessa e incorporandolo nella memoria del computer, diventerei il provider di me stesso e i guru delle tecnologie dove prenderebbero i loro guadagni?
La “rete” per i giovani è molto più importante e utile della televisione. I giovani non guardano la televisione. Pensate che qualcuno fra i 12 e i 30 anni in queste sere d’estate abbia trascorso anche una sola sera davanti al televisore? Se c’è, fatemelo conoscere, lo eleggeremo fenomeno dell’anno.Per larghissime fette di popolazione “guardare la televisione” è ormai un passatempo démodé, roba per vecchietti e pensionati rincitrulliti. L’idea stessa di aspettare una settimana per vedere la puntata di un programma è una cosa assurda. è questa la terribile realtà del “vissuto televisivo”.
La televisione “continua ad andare” come il frigorifero, la lavatrice, l’aria condizionata. Ma nessuno la “guarda” veramente. Che gli editori televisivi privati e la tivù di Stato facciano finta di niente è normale. Che le agenzie di pubblicità, i centri media, le case di produzione facciano lo stesso è comprensibile. Ma gli imprenditori che finanziano tutto il sistema perché lo fanno?
Serate a ecto-plasma.
- Nel cadavere tivù vengono iniettati miliardi di euro in campagne senza impatto e senza risultati: i consumi continuano a calare, il 90% dei nuovi prodotti continua a fallire.
- Quando si potrà guardare in qualsiasi momento, in qualsiasi luogo, un film o un programma proveniente da qualsiasi parte del mondo, la televisione sarà un reperto dell’età della pietra.
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Si ringrazia per la gentile concessione A. Sparvoli per Mark Up (http://www.mark-up.it/)

Bruno Munari - Oltre il Design


Bruno Munari (1907 - 1998) noto per la sua immensa creatività nonchè per le sue molteplici attività artistiche (è stato il primo designer italiano, pittore, scrittore, creatore di libri per l'infanzia, direttore di collane, insegnante di design negli USA, alla Harvard University, premiato alla Japan Design Foundation "per l'intenso valore umano del suo design", premio Compasso d'oro, premio Lego, premio Andersen come migliore autore per l'infanzia, laurea ad honorem in architettura a Genova), si è distinto anche per la comunicazione innovativa.

Ecco alcune "riflessioni" significative del Munari-pensiero, più che mai attuale:

"Nella realtà, tutti quelli che hanno la stessa apertura visiva e vedono il mondo nello stesso modo, non hanno osservazioni diverse da comunicarsi.Solo chi ha una apertura uisiva diversa vede il mondo in un altro modo e può dare al prossirno una informazione tale da allargargli il suo campo visivo. Mescolate quindi i disegni, cambiate i colori degli occhi, abituiamoci a guardare il mondo con gli occhi degli altri".
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"L'artista o l'operatore culturale di oggi, può aiutare la crescita culturale della collettività. Può preparare gli individui (a cominciare dai bambini) a difendersi dallo sfruttamento, a smascherare i furbi (invece di ammirarli o invidiarli), ad esprimersi con la massima libertà e creatività. Può continuare la tradizione invece che ripeterla stancamente".
....................
"Il lusso è la manifestazione della ricchezza incivile che vuole impressionare chi è rimasto povero.Il lusso è il trionfo dell'apparenza sulla sostanza. Il lusso è l'uso sbagliato di materiali costosi che non migliora le funzioni.Il lusso non è un problema di design."

Ringrazio per la gentile collaborazione L'Associazione Bruno Munari (www.brunomunari.it)

mercoledì, gennaio 11, 2006

“E’ la stampa, bellezza. E tu non ci puoi fare niente. Niente!” *




(frase-simbolo che Humphrey Bogart, nei panni del giornalista Ed Hutchinson, pronunciava nel film "L'ultima minaccia" (1952), diretto da Richard Brooks sul tema della libertà di stampa).


Otto anni fa Franco Zanetti (con me nella foto, che ringrazio per il materiale e la cortese disponibilità offertami), eccellente giornalista nonché direttore della testata specializzata Rockol.it, orchestrò una “news burla” che diede uno scossone al sancta sanctorum dell’informazione musicale italiana. La notizia riguardava l’uscita imminente de “L’asola”, un nuovo album dell’intangibile Lucio Battisti che, una volta diffusa (con tanto d’immagine di copertina, credibile perché in linea con quelle dei dischi dell’ultimo Battisti), fece in poche ore il giro delle redazioni. Ci cascarono in tanti, tra i più autorevoli nomi del giornalismo di settore all’epoca in forze alle principali testate italiane. Lo scherzo (svelato poi il 1° Aprile 1998) mise in luce un aspetto poco confortante sul modus operandi di molti professionisti dell’informazione che, talvolta, riportano notizie senza verificarne le fonti né la veridicità.
Qui di seguito il testo della “recensione” diffusa da Zanetti:


“Rockol, 30 marzo 1998, ore 18.30

Lucio Battisti, come Prince, vende il suo nuovo disco su Internet?

Sembra che nessuna casa discografica possa più permettersi di pubblicare un nuovo disco di Lucio Battisti: l'elusivo cantautore di Poggio Bustone chiede troppo - sia in termini di totale libertà creativa, sia in termini di anticipo garantito sulle vendite - perché qualcuno se la senta di rischiarne l'ingaggio, col pericolo di pagare carissimo (dal punto di vista economico) il prestigio di avere in catalogo un album del nome forse più importante della canzone italiana.
Sarà probabilmente anche per questo che Lucio Battisti, o qualcuno per lui, ha deciso di fare come TAFKAP (The Artist Formerly Known As Prince): infatti, è stato aperto un sito:
http://www.luciobattisti.com
che sta per mettere in vendita su Internet un "nuovo" - le virgolette sono d'obbligo, giacché al momento le informazioni di cui disponiamo sono ancora insufficienti - album a nome Lucio Battisti.
L'album, del quale il sito riproduce la copertina, si intitola "L' asola". Il disegno, un semplice schizzo a matita che sembrerebbe raffigurare un bottone, è nello stile minimalista che ha caratterizzato tutte le ultime copertine di Battisti. Edito da un'etichetta dal nome suggestivo - "Tincanto" - il disco contiene dodici titoli, molti dei quali all'apparenza sembrerebbero del tutto inediti. Ma una ricerca nel repertorio delle composizioni firmate da Battisti con (e senza) Mogol ci ha permesso di verificare che la maggior parte dei titoli indicati nella tracklist - alcuni piuttosto noti, altri relativamente oscuri - risultano già appartenenti al canzoniere battistiano.
L'ipotesi che ci pare più probabile è che si tratti di nuove versioni realizzate in sala di registrazione dall'autore. Il fatto che la produzione sia accreditata a "A. Duncan" - Andy Duncan era il produttore di "Hegel", l'album di Battisti del 1994 - lascerebbe pensare che le registrazioni siano avvenute nel corso delle session di quel disco: ipotesi che potrebbe trovare conferma soltanto quando saranno disponibili (secondo le modalità indicate dal sito) i samples sonori di cinque delle dodici canzoni che compongono l'album.
Ecco, comunque, la tracklist di "L' asola", così come disponibile sul sito indicato, alla quale abbiamo aggiunto le informazioni che siamo riusciti a reperire sui singoli brani:
"Prima e dopo la scatola": una canzone con questo titolo era contenuta nell'album solista di Alberto Radius ("Radius", 1972). Firmata Gias-Radius, era in effetti una composizione di Radius per la quale Battisti aveva scritto un breve testo.
"Eppur mi sono scordato di te": Battisti e Mogol firmarono un brano con questo titolo per la Formula 3 nel 1971.
"Sole giallo sole nero": ancora la Formula 3 pubblicò un singolo con questo titolo nel 1970; il brano era firmato Battisti-Mogol.
"Che importa a me": risale al 1966 un singolo con questo titolo firmato Battisti-Mogol ed eseguito da Milena Cantù, "la ragazza del Clan".
"E' ancora giorno": Adriano Pappalardo ebbe molto successo con una canzone così intitolata, scritta da Battisti-Mogol e uscita nel 1972.
"Day by day": non abbiamo trovato canzoni già conosciute con questo titolo. Potrebbe trattarsi di un inedito.
"Amo o non amo?”: non abbiamo trovato canzoni già conosciute con questo titolo. Potrebbe trattarsi di un inedito.
"Perché dovrei": affidata all'interpretazione della cantante Sara per un singolo del 1970, era firmata Battisti-Mogol (la canzone era sul lato B, e il disco era stato prodotto da Battisti).
"Risalendo la sagola": potrebbe essere la versione di un brano contenuto in un album di Adriano Pappalardo del 1982, "Immersione", prodotto da Greg Walsh con la supervisione al progetto di Battisti.
"Io mamma": Battisti-Mogol firmarono una canzone con questo titolo per un singolo del 1972 di Sara.
"Ladro": l'Equipe 84 incise una canzone omonima di Battisti-Mogol nel 1967, come retro del singolo "Nel cuore nell'anima".
"Evidentemente no": anche di questo titolo non abbiamo trovato alcuna traccia nei testi che abbiamo consultato. Potrebbe trattarsi di un inedito.
Prossimamente sarà possibile, dopo averne fatto richiesta collegandosi al sito http://www.luciobattisti.com, ascoltare alcuni spezzoni sonori di cinque dei brani sopraelencati, e precisamente di "Prima e dopo la scatola", "Io mamma", "Risalendo la sagola", "Ladro" e "Amo o non amo?".
Ve ne riferiremo”.


Questo scherzo, negli effetti che provocò, può essere paragonabile solo a quello delle cosiddette “teste di Modigliani” che nel 1984 fece tremare il mondo dei critici d’arte.
Riporto il testo dell’articolo scritto da Zanetti ove spiega i dettagli ed i retroscena della burla:


“Rockol 1 aprile 1998

Un pesce di nome Luc(c)io

Va bene, abbiamo scherzato. Però, diciamocelo: lo scherzo era ben congegnato. Pure troppo, tanto è vero che sono stati molti ad abboccare: migliaia di nostri visitatori (che erano il primo obbiettivo della beffa: una volta all’anno…) ma, soprattutto, parecchi giornali “importanti”. Che poi sono gli stessi che, molto spesso, si appropriano delle notizie di Rockol senza nemmeno scrivere da dove le hanno prese “in prestito”.
E nemmeno questa volta sono arrivate alla redazione richieste di verifica, che (forse) avrebbero evitato qualche magra figura. Al contrario, abbiamo assistito a comici tentativi di appropriazione della notizia, cosicché presunti scoop si sono trasformati in boomerang.
C’è stato, è vero, qualcuno che ha subodorato l’inganno, e ha fatto largo uso di condizionali e di dubitativi; c’è stato anche chi, sulle prime, ha creduto fino in fondo alla notizia avvelenata - come il “Corriere della Sera”, che nella prima edizione ha aperto la pagina degli spettacoli con un titolo su sette colonne: «Battisti, il nuovo album si aggrappa al passato» (non possiamo suggerirvi di andarvi a leggere l’articolo, perché il quotidiano più autorevole d’Italia ha poi, nelle successive edizioni, cambiato l’impaginazione e il titolo: «Nuovo disco di Battisti. Ma è un pesce d’aprile»). A un giornalista del “Corriere” - un redattore della Cultura, appassionato di enigmistica - va comunque il merito di essere stato l’unico a cogliere il significato nascosto nelle iniziali dei titoli delle dodici canzoni.
Significato che invece “Repubblica” non ha intuito; però il quotidiano romano ha annusato lo scherzo (il titolo è «Battisti in Internet, ma è un pesce d’aprile»), anche se ha commesso due errori. Il primo, grossolano: riferendosi alla scritta “Registrato e mixato da C. Porter”, che figura sul sito da noi costruito (www.luciobattisti.com: è ancora aperto, andatelo a vedere), ha pensato che si trattasse di un indizio, e che il “C. Porter” fosse Cole Porter («ipotesi quanto meno inverosimile, salvo credere nella reincarnazione»). Invece l’informazione era del tutto credibile: perché Chris Porter è colui che ha registrato e mixato “Hegel”, l’album di Battisti del 1994 (basta controllare sul libretto del Cd). L’altro errore di “Repubblica” sta nell’aver fatto intendere che «il notiziario via Internet Rock On Line» avrebbe abboccato allo scherzo: peccato che noi ne siamo stati gli autori, e non le vittime!
Agli altri giornali (sono tanti: “Il Giorno” e “L’Unità”, “Il Tempo” - un paginone intero! - e “Il Messaggero”, “La Stampa” e “L’Avvenire”) che hanno ripreso, a volte replicandola pari pari, la notizia di Rockol (titolo compreso), mandiamo un affettuoso saluto e un ringraziamento per l’attenzione che ci dedicano.
Comunque: speriamo che vi siate divertiti, e che abbiate apprezzato il fatto che i telegiornali (Studio Aperto, TG 2, TG 5, per citare solo quelli che abbiamo visto finora) abbiano concordemente eletto il nostro come miglior pesce d’aprile dell’anno. Ringraziamo in particolare Gianluca Nicoletti di “Golem”, che questa mattina ha aperto il suo programma radiofonico dedicando ampio spazio alla nostra burla, e ringraziamo gli amici di http://www.luciobattisti.net, che sono stati i primi a complimentarsi con noi, e hanno persino aperto una pagina - http://www.luciobattisti.net/asola.htm - dedicata al “nostro” nuovo disco di Battisti.
Un personale ringraziamento, da colui che ha ideato la tracklist dell’album, va a Mario Lavezzi, da sempre collaboratore e amico di Lucio Battisti, che ieri sera - consultato da un giornalista - ha ritenuto “del tutto credibile” l’elenco delle canzoni.
E mandiamo un saluto anche a Lucio Battisti, che ci ha ispirati e guidati spiritualmente. Chissà che non ci posti una email!


P.S.: Ecco tutti gli indizi sparsi che avrebbero dovuto mettere in guardia le nostre vittime

1 - il sito luciobattisti.com si apre con la figura di un aquilone; i più ferrati in materia avranno pensato a un riferimento alle edizioni musicali di Battisti (L’aquilone), e invece era la forma a dover far sospettare: l’aquilone ha la forma di un rombo, e il rombo è un pesce.

2 - le prime lettere dei titoli delle dodici canzoni, lette in sequenza, formano le parole “pesce d’aprile”.

3 - il titolo della settima canzone, “Amo o non amo?”, era un esplicito invito a… non abboccare. Ma pure le altre due canzoni del tutto inventate, cioè non scritte da Lucio Battisti, contenevano indizi: “Day by day” fa riferimento al giorno (giorno 1 aprile, giorno di scherzi) e “Evidentemente no” è addirittura un avvertimento...

4 - ma anche il titolo dell’album: si scrive “L’asola”, ma si legge (alla romana) “La sola”, ovvero l’imbroglio.

5 - e il nome della casa discografica: TINCAnto (anche la tinca è un pesce).

6 - i giorni di inizio prenotazione sono due venerdì: giorni in cui, ovviamente, si mangia pesce.

7 - se poi leggete in sequenza le iniziali dei cinque titoli dei quali si danno disponibili i samples sonori…

(courtesy of http://www.rockol.it/)


venerdì, gennaio 06, 2006

"Siate affamati. Siate folli".


Questa frase divenuta subito celebre, è stata pronunciata da Steve Jobs, capo di Apple Computer e Pixar Animation Studio, nel suo discorso tenuto in occasione della consegna dei diplomi alla Stanford, celebratasi il 12 giugno 2005.
L'esortazione ai giovani diplomati è, anche nella sua sinteticità, geniale.
Da tenere a mente sempre ed evocare soprattutto quando consapevoli di essere oggetto di altrui tentativi di massificazione, appiattimento della personalità e/o omologazione.
(sound consigliato durante la lettura di questo post: Coldplay - The Scientist)

mercoledì, gennaio 04, 2006

La dura legge del goal!

Il "coaching" (termine squisitamente sportivo ma efficace nel descrivere il ruolo) era prassi delle grandi organizzazioni internazionali, ma solo da pochi anni sta diffondendosi anche in Italia e persino in realtà medio-piccole, quelle cioè culturalmente più ostili a qualsiasi cambiamento, ma certamente le più bisognose di nuove aperture mentali. La crescente ed aggressiva concorrenza dei mercati esteri nei confronti del Made in Italy impone una svolta in tema di qualità delle risorse umane già interne alle aziende.
Formazione ed aggiornamento delle competenze sono step essenziali (anche se comportano costi) per mantenere alta non solo la competitività, ma anche la fidelizzazione degli addetti. Il coach misura e valuta quotidianamente i progressi delle persone, le alimenta, le ascolta, le accompagna in una nuova visione aziendale.
Termini come brainstorming e briefing diventano sempre più comuni anche tra quelli che, trovandosi nella cosidetta "base" della piramide, raramente venivano coinvolti nella mission, seppur corresponsabili nel gioco della squadra, al fine di far segnare il "goal" sperato.
Il team building impegna figure specializzate ma, durante il training, risultano sempre più efficaci anche le "incursioni" di eterogenee professionalità ed esperienze: quindi non solo esperti in comunicazione, vendita, sociologia, ma addirittura personaggi vincenti dello showbiz e della cultura.
Di recente ho fatto accenno su questo blog ad una delle tecniche più applicate in ambito aziendale (e non solo) per incrementare la creatività degli individui.

Lateral Thinking
"Non puoi scavare una buca in un punto diverso del terreno scavando sempre più a fondo la medesima buca". Lo afferma Edward De Bono, noto esperto del pensiero creativo e fondatore del Lateral Thinking (Pensiero Laterale). In sintesi: nella vita come nel lavoro occorre deviare continuamente nel pensiero, uscire dagli schemi, guardare al problema da molteplici punti di vista, spostandosi dal percorso del pensiero lineare-logico-consequenziale per scegliere scorciatoie (ecco cosa si intende per “laterale”) che possono portare a soluzioni imprevedibili.
De Bono insegna, attraverso i suoi libri ed i suoi seminari, che la creatività può essere alimentata e rinnovata grazie alle tecniche del Pensiero Laterale.

martedì, gennaio 03, 2006

Comunicazione condivisa, comunicazione espressa, comunicazione subìta.



Chi produce informazione/comunicazione si rivolge a qualcuno (settori, categorie) o a tutti (se generalista).
L'informazione è trasferita agli individui attraverso i media o attraverso contatti diretti (es. mailing) per essere condivisa.
Gli individui sono fruitori d'informazione quando consapevolmente la cercano e la selezionano.

Esiste anche l'informazione subìta, quella non richiesta, che ci assale appena apriamo una pagina web (pop-up) o giriamo in auto per le vie cittadine (affissioni, murales, insegne) o, peggio, quando accendiamo la tv e ci illudiamo di stare per guardare un tg ma, al posto delle news (già di per sè pochine), ci vengono propinati gossip, informazioni inutili (cucina, meteo, improbabili sondaggi) e le ultime dal reality di turno.

E se un individuo volesse condividere con altri un proprio pensiero?
Renderlo manifesto con la stessa immediatezza e dirompenza di chi utilizza o ha dimestichezza con i mezzi d'informazione gli risulterebbe impossibile.
Il rapporto tra comunicazione espressa e comunicazione subìta in questo caso risulterà ìmpari.

Un metro per misurare il livello di democrazia in un paese è rappresentato dalla libertà/qualità/quantità d'informazione, non solo quella che giunge ai cittadini attraverso i vari canali sopra citati ma anche quella che i singoli cittadini vorrebbero a loro volta poter trasferire alla comunità.
Thanks God for blogs!

Aggiornamento del 24/05/2006
La blogosfera diventa sempre più argomento di accese critiche, discussioni, distinguo. Segnalo volentieri:


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